La scelta del partner

 

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“E da allora sono perché tu sei,
e da allora sei, sono e siamo, e per amore sarò, sarai, saremo” Neruda

 

Spesso mi occupo di problemi relazionali di coppia e delle difficoltà a incontrare la persona giusta. Ma come si riconosce la persona giusta? Quali caratteristiche deve possedere?

Quando due persone si incontrano ognuna porta con sé un bagaglio di abitudini relazionali, di aspettative, di bisogni da soddisfare, di difficoltà, di esperienze, di fantasie….

Quindi nel rapporto con il partner ognuno di noi porta con sé precise modalità, precisi schemi e modelli relazionali. Questo deriva dalla nostra storia personale, dalle esperienze vissute, dalle relazioni precedenti, sopratutto dalle primissime relazioni significative che abbiamo avuto, ovvero quelle con i nostri genitori. Dalla relazione che abbiamo avuto con essi, possono dipendere le successive relazioni. 

Ciò che è importante sapere innanzitutto è che la scelta del partner non è assolutamente casuale.

Su un piano biologico l’uomo sceglie partner che gli diano maggiori probabilità di garantire la sopravvivenza della sua prole. Questa esigenza della specie si è tradotta nell’uomo e nella donna in meccanismi e strategie distinti di selezione dei propri partner. Nell’uomo la discendenza della prole avviene con la massimizzazione del numero di rapporti sessuali con partner diverse e per questo predilige donne in salute, giovani e fertili. La donna invece predilige uomini affidabili e in grado di proteggere e accudire la famiglia.

Su un piano psicologico, la situazione è diversa. Alcune teorie:

  1. La scelta del partner ideale e il complesso edipico: dal punto di vista psicoanalitico è necessario considerare la relazione con i genitori. Durante la fase edipica, che si colloca a 5/6 anni, i bambini scelgono il genitore del sesso opposto come oggetto del loro amore. E questa relazione è la base per tutte le relazioni future. Il superamento del complesso di Edipo definisce l’identità sessuale. Pertanto se questa relazione è stata positiva e soddisfacente, da adulti si cercherà qualcuno con caratteristiche simili. Se, al contrario, il rapporto è stato negativo ci sono due possibilità: alcune persone ricreano la stessa relazione difficile, perché rispondono al bisogno inconscio di superare le difficoltà che hanno incontrato nel passato; altri cercano qualcuno diverso o opposto. Si cercano in tali casi “partner compensatori” per far fronte ai conflitti interni.
  2.  Il partner viene usato narcisisticamente come contenitore di alcune parti di noi e in lui proiettiamo noi stessi. E’ il contenitore delle nostre proiezioni. Quindi ciò può creare un’idealizzazione dell’altro e una svalutazione al contempo. Questo rapporto può essere utile se porta a bonificare parte di noi non risolte. Ma può anche diventare il mezzo per negare la propria realtà psichica.
  3. La scelta del partner può avere a che fare con come ci rappresentiamo noi: questo permette di discriminare affettivamente ciò che può essere condiviso da ciò che non lo è. Questo rimanda a come sono stati affrontati gli incontri e non con le figure significative (genitori), il senso di esclusione dalle dinamiche triangolari, quelle edipiche (mamma, papà, figlio/a) e quelle che coinvolgono i fratelli e le sorelle. A questo è collegato il modello di coppia che ci portiamo dentro, che deriva da come l’abbiamo interiorizzato dalla nostra esperienza con i genitori. Lo schema che ci siamo costruiti determina cosa significa per noi “essere insieme”.
  4. La teoria sistemica: secondo tale teoria la scelta del partner può essere determinata sia da bisogni familiari che personali. Un fattore però può prevalere sull’altro in base al tipo di relazione che abbiamo avuto con la famiglia di origine. L’influenza familiare riguarda soprattutto i valori di cosa un bravo marito/una brava moglie deve fare, i comportamenti che ognuno deve avere, il compito che viene assegnato a ogni membro della famiglia. Se il mandato familiare prevale sui bisogni individuali la scelta del partner si orienta verso caratteristiche esteriori come ad esempio la posizione sociale. Se invece vengono messi in primo piano i bisogni individuali, le relazioni sono meno conflittuali e i problemi possono essere affrontati e risolti. Per comprenderlo bisogna quindi concentrarsi sui contenuti simbolici e ideativo-affettivi che appartengono a più generazioni di individui.
  5. La teoria dell’attaccamento: secondo questa teoria il formarsi di una coppia poggia sulle capacità del coniuge di confermare le rappresentazioni che sono state costruite su di sé e sugli altri fin dalla prima infanzia. L’amore all’interno di una coppia può essere riconducibile all’amore che lega un bambino alla madre. L’attaccamento è un legame che risulta da uno schema di comportamenti che si sviluppano durante i primi mesi di vita. Adesso spiegherò i vari tipi di attaccamento e le loro correlazioni con l’età adulta:
  • Attaccamento sicuro: il bambino ha una madre presente che è in grado di rispondere ai suoi bisogni e il bambino sa di poter esplorare il mondo ma di tornare, quando lo sente necessario, al suo porto sicuro. I sicuri riescono a vivere una vasta gamma di affetti nei confronti del partner e hanno delle aspettative realistiche riguardo la relazione.
  • Attaccamento insicuro-evitante: il bambino ha una madre che non è in grado di rispondere ai suoi bisogni e quindi si sente rifiutato dalla figura di riferimento e teme costantemente il rifiuto dell’altro, pur ricercando l’approvazione degli altri per colmare il proprio vuoto. Sono bambini che imparano a inibire le loro emozioni e che non si sentono amabili e desiderabili. Di conseguenza tenderanno a distaccarsi dalla madre e successivamente a iper-esplorare l’ambiente circostante. Gli insicuri-evitanti si fidano della propria autosufficienza e non si aspettano di ricevere cure dall’altro.
  • Attaccamento insicuro-ambivalente: il bambino ha un a madre che risponde alle sue richieste ma in modo incostante. Quindi il bambino a volte si sente amabile, altre volte rifiutato e per questo mette in atto una strategia di controllo serrato sulla madre. Infatti questi sono bambini che ipo-esplorano l’ambiente perché hanno paura a separarsi dalla loro figura di attaccamento.
  • Attaccamento insicuro-disorganizzato: il bambino viene messo in pericolo dalla madre, questo determina un crollo del sistema di attaccamento e di conseguenza il bambino manifesta comportamenti paradossali e disorganizzati.
    L’attaccamento di coppia insicuro si divide in:
  1. Attaccamento di coppia distanziante/distanziante in cui entrambe i partner negano i sentimenti di dipendenza e vulnerabilità;
  2. Attaccamento di coppia preoccupato/preoccupato in cui i partner esprimono sentimenti costanti di deprivazione ed una convinzione reciproca che l’altro non potrà mai soddisfare il bisogno di conforto
  3. Attaccamento di coppia distanziante/preoccupato in cui il partner preoccupato si sente cronicamente deprivato ed abbandonato, mentre il partner distanziante appare infastidito dai bisogni di dipendenza dell’altro, conducendoli ad una dinamica del tipo inseguitore-distanziante spesso fioriera di relazioni di tipo altamente conflittuale. Questo è la situazione che più frequentemente ricorre alla psicoterapia di coppia, il partner distanziante evita di essere dipendete e minimizza l’importanza del legame e il parner preoccupato sentendosi cronicamente deprivato ed emotivamente abbandonato esaspera l’importanza della prossimità psichica e la richiesta di rassicurazione sul piano degli affetti. 

 

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