Conflittualità nella separazione e nel divorzio

Negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento delle problematiche relative alla separazione e al divorzio, nonché quelle relative ai figli e all’affidamento.

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La causa principale del divorzio, resta il matrimonio” Lewis

Ogni relazione inizia con le migliori intenzioni, è basata sull’amore e sul rispetto reciproco. Accade però che tutto ciò può venire a mancare.

Il conflitto non è un evento di per sè negativo, si tratta di un fenomeno naturale e anche inevitabile, che caratterizza le relazioni quotidiane e che può generare cambiamenti positivi. Il conflitto però veicola anche aspetti distruttivi, che emergono quando la conflittualità non viene gestita in modo costruttivo. Il conflitto può sfociare in una relazione infelice, che porta alla decisione di separarsi. Ma non sempre la separazione porta a risolvere il conflitto, anzi spesso si mantiene o addirittura si rinforza.

La separazione è un evento stressante, che può creare conflitti intrapsichici e rompere l’equilibrio che la persona si era costruita. Può provocare un senso di perdita che intacca la propria sicurezza personale, la propria identità e porta ad affrontare un processo di lutto anche per la perdita del vecchio status familiare.

L’esperienza è molto simile quindi a quella del lutto e le persone coinvolte vivono esattamente le stesse fasi:

  • Fase della negazione: il coniuge lasciato nega la realtà e cerca di recuperare la relazione, spesso usando i figli per cercare di raggiungere il suo obiettivo. Prova angoscia, collera, a volte anche desiderio di punizione;
  • Fase della resistenza: piano piano il coniuge acquista consapevolezza che il rapporto è finito e prova rabbia che riversa o sul partner o su di sè;
  • Fase della depressione: il coniuge prende atto che la situazione è irreversibile. Sente un grosso dolore e prova delusione;
  • Fase dell’accettazione: un poco alla volta il coniuge elabora il lutto e prova sempre meno dolore, è in grado di guardare avanti.

Nella separazione c’è chi lascia e chi viene lasciato. Non sempre le due parti giungono contemporaneamente al divorzio psichico. E’ più facile farsi la guerra che compiere questo passo.

Qualora la coppia abbia dei figli è bene separare la coppia coniugale da quella genitoriale. Quindi il conflitto coniugale non per forza deve scatenare un conflitto genitoriale.

Risulta essere molto utile un sostegno psicologico e anche la mediazione familiare. La mediazione familiare permette di riorganizzare le relazioni familiari. Il ruolo del mediatore è quello di portare i genitori a trovare da sè le basi di un accordo durevole e accettabile, tenendo conto dei bisogni di ogni membro familiare. Vi sarà quindi una riapertura dei canali comunicativi, una cooperazione nelle decisioni e la formazione di un clima di fiducia.

Se il conflitto genitoriale giunge a livelli eccessivi, i Consulenti Tecnici d’Ufficio (nominati dal giudice), dovranno considerare se i genitori sono o meno idonei a svolgere il loro ruolo.

 

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